RICOSTRUZIONE DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE

(RIABILITAZIONE => )

PROTOCOLLO CHIRURGICO E RIABILITATIVO A CURA DEL DR. ALBERTO GOBBI

RICHIAMI ANATOMICI

Il ginocchio è un’articolazione complessa, la parte ossea è costituita da:
L’estremità inferiore del femore, rappresentata dal condili separati dalla gola intercondiloidea in cui trovano alloggiamento i legamenti crociati

-L’estremità superiore della tibia con i suoi piatti tibiali, con cavo quello mediale con vesso il laterale
-La rotula che alloggia nella troclea femorale

Interposti fra i condili femorali e i piatti tibiali sono presenti due formazioni fibrocartilaginee a semi-anello, chiamati menischi, la cui funzione è quella di aumentare la congruenza articolare durante iI movimento di flesso-estensione e rotazione del ginocchio. (ne consegue che l’asportazione completa del menisco aumenta l’instabilità rotatoria del ginocchio). Il menisco interno ha una forma di semi-luna aperta mentre quello esterno ha una forma di “C” chiusa.

Ciascun menisco, a sezione triangolare, è composto da una zona posteriore detta “corno posteriore”, una zona anteriore detta “corno anteriore” e una regione intermedia detta “pars media”.

L’apparato capsulo-legamentoso consente iI controllo degli assi di flessione e di rotazione articolare mediante una azione di coaptazione delle componenti ossee.

Possiamo distinguere:

Il sistema di unione centrale o “pivot” situato nella gola intercondiloidea costituito dai due legamenti crociati anteriore e posteriore: i due legamenti crociati sono essenziali per la stabilità articolare in senso anteroposteriore e sono dei corti e robusti cordoni fibrosi che si incrociano a “X”. Il sistema periferico formato da un compartimento interno (o mediale) e da un compartimento esterno (o laterale)

TRATTAMENTO DELLE LESIONI DEL LCA

I traumi distorsivi del ginocchio con lesione del legamento crociato anteriore (LCA) sono un’evenienza frequente in molti sport.
Il rapido progresso tecnologico con l’avvento delle tecniche artroscopiche ha fatto si che la ricostruzione del LCA sia oggi un intervento comunemente praticato in molti centri ortopedici.
L’intervento può venire effettuato sia immediatamente dopo il trauma in fase acuta, sia a distanza di tempo dall’incidente.

Nel primo caso si cerchera’ di stimolare la guarigione del LCA lesionato con tecniche di "Healing Stimulation"; nel caso di lesione cronica si dovra’ sostituire il legamento rotto con un innesto biologico che puo’ essere prelevato dallo stesso individuo (autograft) o da donatore (allograft).
I legamenti sintetici ampiamente utilizzati in passato hanno dato risultati insoddisfacenti ed oggi non vengono quasi piu’ impiegati.

Per la ricostruzione del crociato anteriore con innesto autologo possono essere prelevati parte del tendine rotuleo oppure il semitendinoso ev. associato al gracile od il tendine quadricipitale.

Ognuna di queste tecniche presenta vantaggi e svantaggi: la scelta e’ legata al dolore in sede di prelievo, alla robustezza dell’innesto ed alla costituzione del paziente; devono comunque essere tenute presenti lo sport praticato, l’eta’ del soggetto e le abitudini di vita.

Negli ultimi 15 anni il terzo centrale del tendine rotuleo e’ stato da molti chirurghi considerato il "golden standard" per la ricostruzione del LCA ma progressivamente il trapianto realizzato con semitendinoso e gracile (Hamstring) ha guadagnato terreno grazie al minore dolore locale, ad una migliore cosmesi ed una piu’ facile riabilitazione; oggi circa il 50% dei chirurghi sceglie indifferentemente l’uno o l’altro innesto.

Gli studi piu’ recenti sono rivolti ad una ottimizzazione del posizionamento del trapianto (es. tecnica a 2 tunnel) per controllare anche i movimenti rotatori della tibia, all’uso di un solo tendine (semitendinoso) per non indebolire troppo il movimento di flessione profonda e l’intrarotazione.

Un capitolo a parte merita la ricerca volta ad isolare i cossiddetti "fattori di crescita" o proteine morfogenetiche con la speranza un domani di potere grazie ad una "semplice iniezione" di stimolare la guarigione del legamento rotto.

Sia che venga impiegato il tendine rotuleo che il semitendinoso od il quadricipite, dopo essere stato trapiantato il tendine va incontro ad un processo di rimodellamento e con il passare del tempo viene rivascolarizzato e la capacità di resistenza al carico gradualmente aumenta e riesce a raggiungere a distanza di un anno circa il 50% della robustezza di un legamento normale: ecco perche’ si sconsiglia di sottoporre il trapianto a sforzi eccessivi nell’immediato periodo post operatorio.

Una adeguata riabilitazione aiutera’ a recuperare la normale funzione del ginocchio ed a maggior ragione nello sportivo la ripresa dello sport praticato prima dell’infortunio.


L’ ARTROSCOPIA

L’artroscopia del ginocchio come di molte altre articolazioni si è affermata negli ultimi anni come intervento di routine per la diagnosi ed il trattamento delle più comuni lesioni endoarticolari.

È una tecnica recente, basti pensare che il primo intervento di asportazione di un menisco in artroscopia avvenne nel 1962 ad opera di Watanabe in Giappone, ed il primo libro di artroscopia in lingua inglese fu pubblicato nel 1976. Oggi l’artroscopia è una metodica diagnostica e terapeutica indispensabile per il trattamento delle patologie del ginocchio sia per possibilità di giungere ad una diagnosi accurata con il minimo di invasività che per la precisione con cui si possono effettuare interventi chirurgici.

Anche la ricostruzione del legamento crociato anteriore avviene sotto controllo artroscopico essendo limitata alla chirurgia aperta solo la fase di prelievo e di fissazione tibiale del trapianto.


LA RICOSTRUZIONE LCA CON SEMITENDINOSO QUADRUPLICATO

Tecnica ideata dal Dr. Alberto Gobbi

L’asportazione del semitendinoso determina un modesto deficit transitorio di forza dei flessori della coscia che con un buon trattamento riabilitativo viene recuperato in circa 3 mesi e minimizza la possibile perdita di forza intrarotatoria che puo’ avvenire quando vengano prelevato anche il gracile.La riabilitazione e’ piu’ facile e la integrazione biologica del tendine piu’ veloce poiche’ il semitendinoso viene distaccato con una piccola pasticca ossea.Per ciò che concerne la stabilità il risultato può essere equiparabile a quello che si ottiene utilizzando il tendine rotuleo.

1. Prelievo e preparazione del tendine: mediante una piccola incisione e lo speciale tendon stripper viene prelevato il semitendinoso con una pasticca ossea all’estremità; il tendine viene quindi quadruplicato, connesso ad un piccolo bottoncino in titanio (endobutton) e pretensionato su apposito strumento.

2. Vengono eseguiti 2 tunnel rispettivamente nella tibia e nel femore salvando un cilindretto osseo che servirà per bloccare il trapianto. E’ fondamentale rispettare la posizione anatomica ove si inserisce il legamento naturale.

3. Mediante un apposito strumento si verifica sotto controllo artroscopico la misura del tunnel tibiale e femorale che deve

corrispondere a quella dell’innesto.

4. Il trapianto connesso all’endobutton viene introdotto nell’articolazione la barretta è collegata a dei fili che ne guidano il movimento. Sotto controllo artroscopico si verifica il passaggio del trapianto e si posiziona la barretta orizzontalmente bloccando così il neo legamento.

5. Infine il trapianto viene fissato alla tibia tramite una apposita cambra in titanio (Fast-Lok) Nel foro tibiale viene introdotta la carota ossea ricavata con il foro tibiale creando così un perfetto contratto tra il tendine e le pareti del tunnel. Si controlla quindi la stabilita’ ed il movimento del ginocchio.

NOVITA’
LA RICOSTRUZIONE ANATOMICA DEL LCA
CON TECNICA A DOPPIO FASCIO (DOUBLE BUNDLE)
Tecnica ideata dal Dr. Konsei Shino (Japan) e Dr. Alberto Gobbi

Il legamento crociato anteriore e’ una struttura anatomica complessa costituita da 2 fasci principali che svolgono compiti differenti: il fascio antero mediale deve controllare la traslazione anteriore della tibia sul femore mentre il fascio postero laterale controlla le rotazioni.

La maggior parte delle tecniche chirurgiche fino ad ora adottate ha sempre ricostruito il fascio antero mediale del legamento crociato anteriore mentre il fascio postero laterale più piccolo normalmente non veniva ricostruito principalmente a causa della difficoltà tecnica di tale procedura.

Recenti studi effettuati con tecnologia robotica computerizzata su cadavere hanno pero’ dimostrato che la ricostruzione con fascio singolo pur essendo molto efficace nel limitare la traslazione anteriore della tibia non e’ in grado di controllare altrettanto bene le forze rotatorie.

Un’attento esame della letteratura rivela che circa il 90% dei pazienti trae beneficio dalla ricostruzione del legamento crociato anteriore; in alcuni casi però può persistere sensazione di moderata instabilità o scarsa sicurezza del ginocchio spesso tradotta con la frase “paura di un nuovo infortunio”.


Teoricamente la tecnica di ricostruzione a doppio fascio ristabilendo una migliore cinematica articolare dovrebbe garantire un recupero migliore del ginocchio soprattutto in attivita’ sportive ove le sollecitazione in rotazione del ginocchio sono elevate (es. calcio, basket, sci).

Per contro la tecnica a doppio fascio è più indaginosa, allunga i tempi operatori e richiede ulteriori materiali per la fissazione dell’innesto. Noi utilizziamo in genere il solo tendine del semitendinoso onde evitare di indebolire la catena dei muscoli flessori.

La fase di prelievo del tendine è analoga a quanto illustrato per la tecnica a fascio singolo.

Vengono quindi praticati due tunnel tibiali convergenti di 6 e 7 mm. e due tunnel femorali divergenti in modo da potere effettuare una ricostruzione “anatomica “del legamento crociato anteriore. Il fascio postero laterale ed antero mediale vengono passati nei rispettivi tunnel e fissati al femore mediante due bottoncini collegati al tendine stesso ed alla tibia con piccole viti ad interferenza in materiale riassorbibile.

Il programma riabilitativo post operatorio inizia immediatamente e non differisce da quello adottato nella ricostruzione a fascio singolo.


COSA BISOGNA FARE PRIMA DELL’INTERVENTO...

Il successo dell’intervento è in gran parte frutto della collaborazione del paziente e del suo impegno nel dedicarsi assiduamente al programma riabilitativo.

Tale programma riabilitativo richiede, già nel pre-operatorio, il mantenimento di un buon tono-trofismo muscolare, cosa che permette di accelerare la ripresa funzionale dopo l’intervento. Il medico consiglierà gli esercizi più idonei da eseguire secondo il tipo di lesione.

IL GIORNO DELL’INTERVENTO…

L’ ANESTESIA

Gli interventi per la ricostruzione dl legamento crociato anteriore possono essere effettuati mediante:
-Anestesia generale: un sonno indotto e mantenuto con farmaci che rende il paziente insensibile al dolore così da consentire al chirurgo l’effettuazione dell’intervento.
-Anestesia spinale selettiva: un’iniezione di anestetico effettuata a livello lombare attraverso un ago di piccolo calibro depone piccole quantità di anestetico nel midollo spinale.

-Tecnica bi-blok: un’iniezione di anestestico a livello inguinale ed a livello gluteo nelle immediate vicinanze dei nervi femorale e sciatico localizzati per mezzo di uno stimolatore di nervi la cui azione provoca piccole contrazioni dei muscoli situati nella coscia e nel polpaccio.

La tipologia di anestesia viene concordata durante il colloquio con l’anestesista in base alle condizioni cliniche e psicologiche di ogni singolo paziente.
Utilizzando le ultime due tecniche descritte il paziente sarà sveglio e potrà, se lo desidera, assistere alla fase intrarticolare dell’intervento osservando il quadro artroscopico sul monitor montato in sala operatoria.
Negli altri casi, saranno a disposizione del paziente fotografie intraoperatorie ed eventualmente la registrazione video.
LA DURATA DELL’ INTERVENTO

Solitamente l’intervento ha una durata di circa un’ora, è però importante ricordare che il paziente viene condotto in sala operatoria circa un’ora prima dell’inizio dell’intervento per essere preparato dall’anestesista (applicazione flebo, controllo cardiologico, misurazione parametri, ecc…). Al termine dell’intervento il paziente viene monitorato per circa 1 ora nella sala di risveglio prima di essere riaccompagnato nella propria camera.

Si consiglia di limitare allo stretto indispensabile le visite di amici e parenti dopo l’intervento onde consentire una certa tranquillità al paziente operato.

DEGENZA IN CLINICA

La degenza media di un paziente sottoposto a ricostruzione del legamento crociato anteriore è di 24 ore.Al termine dell’intervento vengono applicati un bendaggio compressivo ed un drenaggio in aspirazione che verranno rimossi il giorno successivo, durante la prima medicazione. Da questo momento inizia il periodo della riabilitazione post-chirurgica.

Subito dopo l’intervento inizia la ginnastica passiva mediante l’impiego di un apposito mobilizzatore elettrico posto sul letto (Kinetec). Il grado di movimento ed i tempi di esecuzione vengono decisi dal chirurgo ed annotati sulla cartella clinica. L’arto viene mantenuto elevato con ghiaccio sul ginocchio a permanenza per le prime 24 ore. In alcuni casi, come la presenza di lesioni associate o di sutura meniscale, potrà venir consigliato l’utilizzo di un tutore articolato.

I gradi di libertà e la durata dell’impiego della ginocchiera verranno decisi caso per caso.

Il programma riabilitativo viene suddiviso in 5 fasi:

1. Riduzione infiammazione, ricerca articolarità, carico assistito

2. Completo recupero del passo e della escursione articolare

3. Recupero coordinazione ed uso del ginocchio nelle comuni attività quotidiane

4. Ripresa dello sport

5. Controllo del risultato ad un anno dall’intervento

I PRIMI ESERCIZI DOPO L’INTERVENTO

I primi esercizi consigliati sono quelli di flesso-estensione della caviglia nonché di circonduzione: tali movimenti attivi sono molto utili per stimolare la circolazione dell’arto inferiore mettendo in azione la “pompa muscolare”.


Il giorno successivo l’intervento, dopo il controllo da parte del chirurgo, il paziente inizia a deambulare con stampelle e carico parziale.

Il programma riabilitativo prosegue con esercizi isometrici ad arto esteso, per mantenere un buon trofismo del quadricipite, abduttori e glutei.

Consigliamo esercizi di sollevamento dell’arto innalzando operato circa 50cm dal piano del letto e mantenendolo in questa posizione per 10 secondi.

Quindi flesso-estensioni del ginocchio con piede strisciante sul letto in alternativa al Kinetec.

Contrazione dei muscoli della coscia a ginocchio flesso, mantenendo la contrazione 10 secondi.


Il giorno successivo all’intervento, il paziente può porsi seduto sul bordo del letto e lasciare lentamente flettere il ginocchio fino a 90°. Si sconsiglia l’estensione attiva, quindi dovrà aiutarsi con l’arto sano per riportare il ginocchio in estensione. E’ molto importante continuare a casa gli esercizi appresi ed utilizzare secondo le prescrizioni del chirurgo il Kinetec per la mobilizzazione passiva per 6-7 ore al giorno per i primi 10 giorni.


Il paziente inizia il lavoro presso il centro di riabilitazione dopo circa 7 giorni; è consigliata la frequenza quotidiana. Verranno praticate cure specifiche (anche terapie fisiche se necessario) e controllato che il decorso post-operatorio avvenga nel modo più corretto.

L’uso del Kinetek viene prolungato a seconda della risposta soggettiva del paziente in rigidità.

Il lavoro presso il centro di riabilitazione

Il terapista controlla le suture, il versamento e l’edema post-operatorio e da subito intraprende una dolcissima mobilizzazione rotulea ed articolare per evitare l’instaurarsi di fastidiose aderenze. Le sedute iniziano sempre con un massaggio delicato dello sfondato sovrarotuleo e con una mobilizzazione della rotula.Si insegna inoltre al paziente come comportarsi a casa: l’elevazione dall’arto, lo scivolamento verticale ed orizzontale, le contrazioni isometriche più appropriate a seconda dell’intervento praticato, l’uso del ghiaccio 5 o 6 volte al giorno per 20 minuti, l’alternanza delle posizioni prolungate.

Dopo aver controllato la capacità del paziente di contrarre isometricamente il quadricipite e di traslare prossimalmente la rotula, si controlla l’articolarità raggiunta. Nel caso di sutura meniscale non oltrepassiamo i 90° per circa 3 settimane.

I primi esercizi in catena chiusa, sia in spinta sia in flessione, vengono inserti più precocemente possibile, contro la resistenza dolce del terapista.

La ricerca dell’estensione completa inizia subito; vengono così insegnati dolci esercizi di allungamento della muscolatura posteriore. Non deve mai essere ricercata l’iperestensione, fino al raggiungimento di un buon tonotrofismo muscolare (4°mese circa).

La deambulazione corretta è uno dei nostri obiettivi primari: già con le stampelle il carico viene controllato con l’uso di bilance ed incrementato quotidianamente fino all’abbandono completo dopo circa 3 settimane.

Anche in questo caso la presenza di sutura meniscale o danno cartilagineo femoro-tibiale potranno farci ritardare la concessione del carico completo anche fino all’ottava settimana.

Una volta rimossi i punti di sutura, potranno venire eseguite sedute di lavoro in acqua (utilizzando a protezione delle ferite degli appositi cerotti impermeabilizzati) dove la spinta di Archimede scaricando parte del peso corporeo, faciliterà la rieducazione al carico ed al passo.

In questa primissima fase, possono rivelarsi molto utili anche esercizi conoscitivi in scarico, volti al ripristino più veloce della cinestesia.

Nel caso di sutura meniscale, oltre a non superare i 90° di flessione del ginocchio nelle prime tre settimane, viene ritardata la concessione del carico completo. Anche in presenza di danno condrale femoro-tibiale viene protratta la deambulazione assistita da stampelle fino ad 8 settimane, a seconda del danno rilevato artroscopicamente. Sarà quindi il chirurgo a decidere di volta in volta, quando inserire la rieducazione al carico e al passo.

L’idroterapia riveste un ruolo fondamentale soprattutto nelle primissime fasi. Lo scarico concesso dal liquido consente più precocemente di intraprendere esercizi attivi di sensibilizzazione al carico e di ripresa della deambulazione.

L’attività dinamica viene inoltre rimandata a seconda della situazione condrale, dell’età del paziente e delle richieste agonistiche. L’uso di una cyclette può essere introdotto non appena raggiunta una buona articolarità ed esercizi di elevazione dell’arto teso possono proseguire con il leggero e controllato rinforzo muscolare.

Uno dei concetti cardine della rieducazione è quello di co-contrazione di flessori ed estensori; in questo modo, infatti, l’articolazione mantiene la sua massima stabilità.Per questo motivo si preferisce eseguire movimenti in catena cinetica chiusa per i primi due mesi (leg press carico moderato), rimandando le esercitazioni in catena aperta del quadricipite. Nel caso di ricostruzione con semitendinoso è possibile anticipare il lavoro isolato in catena cinetica aperta del quadricipite alla 7° settimana, utilizzando uno speciale dispositivo che impedisce la traslazione anteriore della tibia.

Al termine della 8° settimana l’escursione articolare dovrebbe essere pressoché completa e gran parte delle esercitazioni eseguite in carico. La frequenza viene ridotta a 3 o 2 sedute settimanali.

Il lavoro ad arto teso può venire eseguito contro resistenza elastica, ma è soprattutto l’impiego di piani stabili, intrapreso non appena concesso il carico libero sull’arto operato, che diventa la parte preponderante della rieducazione.

E’, infatti, la ricerca della miglior propriocettività l’arma più importante nel recupero della lesione subita e soprattutto nella prevenzione di eventuali complicazioni o recidive.

Dopo il 2° mese viene incrementato il lavoro aerobico su cyclette, stepper o rotex (simulatore di corsa), intensificato il rinforzo di tutti i gruppi muscolari dell’arto inferiore ed introdotto il lavoro di tipo isocinetico.

Le macchine isocinetiche forniscono una resistenza variabile, proporzionale all’entità della spinta effettuata, in modo da consentire l’esecuzione di movimenti a velocità costante.

Fino ai 100 giorni successivi l’intervento, il movimento di estensione della gamba viene protetto con un dispositivo anti-shear, che si oppone alla traslazione anteriore della tibia, e quindi all’allungamento del trapianto. Vengono inoltre eseguite sedute di lavoro a velocità angolari medio-alte, meno pesanti da tollerare.

Al termine della seduta il monitor della macchina fornisce dati sul picco massimo di forza raggiunto sul lavoro totale svolto e sull’equilibrio estensori / flessori (biofeed-back).

A 100 giorni dall’intervento viene effettuato il primo test comparativo bilaterale, che ci fornirà un dato preciso sul progredire del recupero. Solitamente vengono fatte eseguire 4 ripetizioni a 60°/s, 6 ripetizioni a 180°/s e 20 ripetizioni a 300°/s.

Se il rapporto estensori-flessori è corretto (3:2) ed il deficit con l’arto sano sotto il 25%, vengono introdotti i primi esercizi dinamici, la corsa, le prime andature preatletiche ed i primi salti anche su piani instabili. A questo punto della riabilitazione il paziente dovrà tornare presso il nostro ambulatorio per eseguire una visita del chirurgo e praticare l’analisi computerizzata del ginocchio per valutare obiettivamente la stabilità del ginocchio operato.

Vengono richieste radiografie di controllo e qualche volta risonanza magnetica laddore siano stati trattati problemi carticaginei. Verrà anche compilato un questionario per evidenziare eventuali problemi incontrati nella I° fase.

Superato questo controllo, con il consenso del chirurgo il paziente inizierà la parte più stimolante del programma riabilitativo che lo porterà in pochi mesi a poter ritornare allo sport.

Vengono introdotti i primi esercizi specifici dello sport praticato, e le sedute fisioterapiche vengono alternate con l’allenamento sul campo.

In palestra la rieducazione continua con il lavoro propriocettivo statico e dinamico ed il rinforzo muscolare; al termine del 5° mese viene effettuato un secondo test isocinetico e se l’arto operato ha raggiunto il 90% del controlaterale avviene una graduale ripresa della piena attività sportiva, decisa di concerto da chirurgo, terapista ed allenatore.

Ad un anno di distanza dall’intervento, il paziente si ripresenterà al centro fisioterapico ed all’ambulatorio del chirurgo per una nuova rivalutazione dello stato dell’arto era operato, della sua stabilità, del suo tono muscolare e del suo trofismo.

Verranno effettuate alcune sedute di richiamo di lavoro propriocettivo, di rinforzo muscolare ed una nuova valutazione isocinetica per verificare lo stato di forma dell’atleta.

PROTOCOLLO RIABILITATIVO NELLA RICOSTRUZIONE L.C.A. CON SEMITENDINOSO SINGOLO O DOPPIO FASCIO

PRIMO MESE:

1°settimana post-operatoria

 

 

Dalla dimissione al 1° controllo

-          Kinetec, minimo 8 ore/dì, 0°-60° aumentando 5° al giorno fino a raggiungere 90° (salvo diversa indicazione del chirurgo) ,se possibile anche di notte

-          Ghiaccio sul ginocchio 15 minuti ogni 2 ore

-          Camminare con stampelle, carico parziale sulla gemba operata

-          Contrazioni isometriche pro quadricipite (sollevamento arto esteso)

-          Mobilizzazione della caviglia

2° settimana post-operatoria

 

 

1°visita di controllo

-          Ghiaccio minimo 1 ora/dì

-          No doccia

-          Kinetec (0° - 90°)

-          Carico parziale, deambulazione con stampelle aumentando

-          Inizio trattamento fisioterapico:

                                  Massaggio del quadricipite

                                  Mobilizzazione rotulea

                                  Elettrostimolazioni bassa intensità

3° settimana post-operatoria

 

 

 

 

 

2° visita di controllo

-          Deambulazione con 1 stampella fuori casa per sicurezza; carico totale (salvo diversa indicazione)

-          E’ possibile bagnare la ferita

-          Stop Kinetec dopo il 15° giorno dall’intervento (raggiunti 110° di flessione)

-          FKT continua come sopra; in aggiunta:

Ginnastica in acqua (con appositi cerotti impermeabili)

Esercizi di balnda flesso-stensione contro resistenza del terapista con mano appoggiata sotto il ginocchio ed a livello del polpaccio (10° a 90°)

Esercizi ad arto esteso (no adduzione)

Esercizi propriocettivi in scarico

4° settimana post-operatoria

-          Carico totale e abbandono definitivo stampelle

-          Raggiungere 120° di flessione

-          Contrazioni isometriche

-          Leg-press leggera, mini squat o esercizi in catena cinetica chiusa

-          Cyclette

-          Esercizi controresistenza manuale in flessione

SECONDO MESE

-          Deambulazione a carico totale (anche in caso di sutura meniscale)

-          Esercizi propriocettivi in carico bipodalico

-          Potenziamento isotonico con leg-press ed altri esercizi a catena cinetica chiusa

-          Esercizi isotonici per ischiocrurali

-          Esercizi ad arto esteso

TERZO MESE

-          Estensione attiva libera

-          Aumento carichi di lavoro

-          Lavoro isocinetico

-          Nuoto libero (no rana)

-          Corsa leggera controllata

-          Bicicletta su strada

-          1° test valutativo con il chirurgo

QUARTO MESE

-          1° test isocinetico a 100 giorni dall’intervento

-          Inizio della corsa su prato, terreno morbido o tapis roulant

-          Nuoto a rana

-          Allenamento specifico per lo sport praticato

QUINTO/SESTO MESE

-          Ritorno alle gare negli sport individuali

-          Ripresa degli allenamenti specifici per lo sport di squadra

-          1° test Ergo-Jump

-          2° test isocinetico

-          2° test valutativo

1 ANNO

-          3° test isocinetico valutativo di controllo

-          3° test valutativo con il chirurgo

-          2° test Ergo-Jump

-          Controllo della stabilità e del tonotrofismo degli atri inferiori

-          Richiamo lavoro di rinforzo e propriocettivo

-          Controllo stabilità e tonotrofismo arti inferiori



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