ARTROPROTESI DI GINOCCHIO - RIABILITAZIONE POST-CHIRURGICA

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Le prime protesi articolari di ginocchio ad essere impiantate furono le protesi a cerniera. L’evoluzione è rappresentata dalla protesi a scivolamento che prevede l’integrità dei legamenti collaterali e consente i risparmio del legamento crociato posteriore. L’impianto di protesi monocompartimentale viceversa è indicato nei pazienti giovani affetti da fenomeni circoscritti (ad esempio nella necrosi asettica del condilo femorale). L’ancoraggio con cemento, pur assicurando una stabilità iniziale maggiore e la precocità del trattamento postoperatorio, risulta meno durevole causa della sua scarsa resistenza alle forze di taglio e di trazione. Le protesi non cementate richiedono invece più tempo per la fissazione dell’impianto, che può avvenire a Press-fit qualora lo stelo, a superficie liscia, sia sovradimensionato rispetto al canale di impianto o ad osteointegrazione, per invasione ossea vitale all’interno delle porosità della protesi.

Il programma di recupero articolare deve essere concordato con il chirurgo ortopedico in base al tipo di protesi impiantata, alla tecnica chirurgica eseguita ed alla presenza di esiti cicatriziali. La mobilizzazione passiva continua, iniziata precocemente, è determinante per prevenire le complicanze, favorire il riassorbimento del versamento periarticolare e recuperare l’articolarità.

Al fine di evitare l’instaurarsi di aderenze post-chirurgiche responsabili del rallentamento dell’iter riabilitativo, è estremamente importante mobilizzare manualmente fin dai primi giorni la rotula, sia in senso longitudinale che in latero-laterale. Durante il periodo di degenza, nelle due settimane che seguono l’intervento, si cerca di raggiungere un’estensione completa ed una flessione di 90°.

I tempi di concessione del carico vengono in genere programmati in base al tipo di intervento eseguito, al modello di protesi impiantata, al sistema di ancoraggio utilizzato, alle condizioni dell’osso ed allo stato generale del paziente.

In caso di artroprotesi cementata il carico può essere concesso da subito, compatibilmente con la tolleranza al dolore del paziente e alla sua capacità di stabilizzazione del ginocchio. A 2 settimane dall’intervento, le protesi cementate possono già sopportare un carico pressoché completo, mentre le ibride e le biologiche sono in grado di tollerare poco più del 50% del peso corporeo. Al termone del 3° mese, indipendentemente del tipo di protesi e e fissaggio impiegati, viene comunque concessoli carico totale al paziente, che può così abbandonare l’uso delle stampelle.

Il recupero della stabilità dinamica del ginocchio neo-protesizzato viene garantita da un efficace, tempestivo ed appropriato reclutamento muscolare. Il recupero della forza muscolare può essere cominciato fin dai primi giorni utilizzando le contrazioni isometriche, che dovrebbero permettere, unitamente all’impiego del biofeedback, di ridurre la contrazione antalgica.

E’ necessario proporre esercizi di rinforzo muscolare che simulino le condizioni meccaniche di appoggio , con un carico progressivamente maggiore.
Occorre ricordare che non tutti di protesi tollerano le stesse sollecitazioni meccaniche. La protesi monocompartimentale che viene utilizzata solo in presenza del legamento crociato anteriore potrà sopportare carichi di lavoro ancora più elevati. Infine, un corretto bilanciamento di flessori e rotatori di ginocchio è indispensabile, soprattutto qualora sia stata protesizzata anche la componente rotulea.


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