I TRAUMI DELLA SPALLA NEL FUORISTRADA: COME AFFRONTARLI

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A cura del Dott. Alberto Gobbi

Qualche settimana fa ho visitato un giovane pilota che si e’ lussato una spalla, portava un enorme bendaggio tipo Desault, era irrequieto ed ha esordito: sono venuto da lei perche’ e’ il migliore, io sono un dilettante ma voglio essere curato come Everts, devo tornare al mio lavoro prima possibile e non voglio che la spalla mi si lussi un’altra volta poiche’ ho patito le pene dell’inferno... sono nelle sue mani.

Era gia’ passato un mese dal momento della lesione, la spalla era rigida e la muscolatura quasi scomparsa, gli ho immediatamente tolto il bendaggio ed abbiamo iniziato uno specifico programma riabilitativo. Difficile dare la ricetta per tutti quando si parla di spalla.

Gli incidenti alla spalla nel motocross rientrano nel capitolo dei traumi ad alta energia.
La spalla e’ l’articolazione che permette i maggiori gradi di movimento del corpo umano a patto un delicato equilibrio tra strutture tendinee e legamentose e componente ossea articolare. Per utilizzare un esempio semplice, la testa dell’omero è come una pallina da golf appoggiata sul chiodino che la tiene sollevata per essere battuta.


Il percorso da intraprendere dopo un trauma alla spalla è in tre stadi: il riposo, lo studio del danno, ed il recupero funzionale.
Il riposo è fondamentale perché esiste una possibilità che il tessuto lesionato si ripari spontaneamente. E’ determinante che l’arto venga immobilizzato correttamente: se, per esempio, è avvenuta una lussazione anteriore della testa omerale le strutture anteriori saranno quelle più danneggiate. Per questo motivo si preferirà applicare un tutore con un piccolo cuscino che mantenga il l’avambraccio sul torace, in modo da avvicinare le strutture lese e favorire una cicatrizzazione. L’uso del tutore va quindi inteso come terapia e non come generico riposo funzionale.
Il secondo passo è quello dello studio del danno. Oltre che una seconda visita da un medico specialista, consigliamo l’esecuzione di una lastra della spalla in due proiezioni e di una risonanza magnetica. Il primo esame serve ad escludere che non siano state misconosciute fratture ossee, magari di piccola entità e perciò scarsamente sintomatiche. Il secondo, rivela i danni tendinei o legamentosi. Purtroppo la sensibilità di questo esame non è totale e per questo sottolineiamo ancora come vada utilizzato solo come completamento del parere di un esperto.


Il terzo passo è quello più delicato: cosa fare dopo? È probabile che in ogni caso, i sintomi acuti ad un mese dal trauma siano scomparsi. Questo non deve trarre in inganno, dato che è molto raro che col solo riposo una spalla possa tornare quella di prima dell’incidente. La probabilità che la lesione, guarisca spontaneamente è comunque scarsa. Per una reale guarigione è necessario uno stretto accostamento degli elementi lesionati, quasi sempre possibile solo con una sutura chirurgica che oggi puo’essere eseguita artroscopicamente attraverso minuscole incisioni. In alternativa e comunque anche a completamento della chirurgia può essere adottato uno specifico trattamento riabilitativo, e l’osservazione ed il controllo della attività sportiva.
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La decisione su quale atteggiamento scegliere, chirurgico o solo riabilitativo è l’oggetto della relazione tra il medico specialista ed paziente. Alcune variabili sono da considerare. Ne sottolineiamo due che riteniamo più importanti: la richiesta funzionale ed il timing della decisione. La richiesta funzionale deriva dalla risposta ad una serie di domande tra cui: quanti anni ho? Quanto è importante per me riprendere ad andare in moto allo stesso livello di prima? Posso accettare di diminuire l’intensità delle attività a cui sottopongo la mia spalla? Posso accettare di ritornare a ciò che facevo prima con un rischio aumentato che la lussazione si ripeta? E’ chiaro che anche se un intervento non potrà mai garantire la certezza di una guarigione completa le probabilità di incorrere in una recidiva sono decisamente inferiori. Quello che in generale ci sentiamo di sconsigliare è il "non fare nulla" poiche’ non chirurgia non significa nessun trattamento.

Le migliori chances di guarigione si hanno comunque su lesioni "fresche". Per questo, se paziente e medico, insieme, decidono di perseguire la via chirurgica è meglio farlo presto, appena superata la fase più acuta ma entro poche settimane dal trauma.

Infine vorrei raccontare che nella mia carriera di medico sportivo del motocross troppe volte ho visto grandi piloti appendere il casco al chiodo a causa di una instabilita’ di spalla che oggi puo’ essere curata in microchirurgia e richiede pochi mesi per guarire.


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